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Studiando Kierkegaard.

März 28, 2010

(…) Soffriva di una exacerbatio cerebri, per cui la realtà non riusciva a servirgli d’incitamento se non sporadicamente e a tratti. Non si sottraeva alla realtà: non era, infatti, troppo debole per sopportarla, anzi era troppo forte. Ma questa sua forza in fondo non era che malattia. Non appena la realtà aveva perduta ogni forza d’incitamento, egli si trovava disarmato: donde il suo male. Ed egli ne era consapevole nell’attimo stesso dell’incitamento, e appunto in questa consapevolezza consisteva il male.

(Kierkegaard)

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  1. März 29, 2010 22:28

    (…) Come si spiega allora che ciò malgrado il diario mantenga quel suo carattere poetico? Non è difficile rispondere: lo si spiega con la natura poetica di colui che lo scrisse; natura, per così dire non abbastanza povera e non mai abbastanza ricca per poter distinguere con esattezza la poesia dalla realtà. Lo spirito poetico era il più che egli stesso aggiungeva alla realtà. Questo più era il poetico che egli godeva in una poetica esposizione della realtà; la quale ultima egli tornava a rievocare sotto forma di poetica meditazione. Gliene derivava un secondo godimento, e tutta la sua vita era così calcolata sul piacere. Nel primo caso egli godeva personalmente il fatto estetico, nel secondo godeva esteticamente la sua personalità. Nel primo caso va notato come egoisticamente nel suo intimo egli godesse e di quanto la realtà gli concedeva e di quanto egli stesso assegnava alla realtà; nel secondo, la sua personalità veniva trasposta ed egli godeva allora della situazione e dell’esser suo in quella situazione. Nel primo caso la realtà gli era continuamente necessaria come mezzo, momento; nel secondo caso, la realtà era concepita poeticamente. Frutto del primo stadio è intanto quella disposizione d’animo dalla quale è scaturito il diario come frutto del secondo stadio, e sia dato alla parola, in questo caso, un significato diverso che nel primo. Di modo che egli ebbe sempre a percepire la poesia in quel modo ambiguo nel quale visse tutta intera la sua vita.

    Diario del seduttore, ed. BUR, pag. 17-18

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